L'agenda Draghi

Il problema dell’Italia è che ha messo sotto il tappeto della crisi i guai della sua economia, guai che c’erano prima dell’apocalisse e ci saranno dopo, al risveglio dei mercati. Ora che la recessione, almeno secondo le previsioni pubblicate ancora ieri dal Financial Times, sta rallentando, mentre nel 2010, come ha detto il Governatore Mario Draghi, dovrebbe tornare la crescita, è giusto ricominciare a parlare dei nostri mali. Clicca qui per scaricare il pdf del discorso di Draghi - Clicca qui per scaricare la relazione annuale della Banca d'Italia
29 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 20:58 | 23 AGO 20
Immagine di L'agenda Draghi
Dunque ben vengano i recenti appelli alle riforme giunti dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dai sindacati – ieri anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha elogiato Draghi – e infine da Bankitalia. La strategia della flemma scelta dal Tesoro è stata utile, perché ha evitato quegli eccessi di keynesismo che fanno fare all’Economist una copertina dal titolo “Il prossimo problema dell’America: il Big Government”.
Quando una barca rischia di affondare si pensa a tappare le falle, non a sviluppare le potenzialità del motore. Così l’esecutivo ha puntato soprattutto a tenere sotto controllo i conti pubblici, sebbene per colpa della crisi globale siano stati bruciati quindici anni di riduzione del peso del debito, e a potenziare le risorse degli ammortizzatori sociali esistenti.
Ora è il momento – suggerisce giustamente Draghi – di pensare a come cavalcare al meglio l’onda della ripresa, mettendo a punto il motore, per questo motivo è giusto tornare a parlare di riforma delle pensioni per innalzare l’età di fine lavoro, ripensare a come far ripartire il processo delle liberalizzazioni e mettersi di buzzo buono per varare una grande riforma tesa a razionalizzare e migliorare lo stato sociale nella celerità della risposta alle crisi aziendali e nella copertura dei lavoratori senza tutela. Con l’obiettivo di alleggerire la pressione fiscale soprattutto su chi finora ha pagato il maggior dazio al fisco invadente, i lavoratori dipendenti e le imprese oneste che investono di più. L’allarme più serio lanciato da Draghi è quello sulla disoccupazione che si avvicina pericolosamente al tasso del 10 per cento. Il modo migliore per tutelare il lavoro è crearne di nuovo, ecco perché Draghi fa bene a insistere sulla crescita.
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